Non tutte le serate culturali riescono a superare il confine dell’intrattenimento.
Alcune, più rare, riescono invece a costruire un senso, a generare una relazione autentica tra palco e pubblico.
È quanto accaduto il 2 aprile al Teatro Mimesis di Trani con “Bovio fra Trani e Napoli – Storia, poesia e musica”, evento promosso dall’Associazione Musicale e Culturale Arcadia, che ha proposto un percorso coerente e profondamente unitario tra parola, musica e pensiero.
Un’idea culturale chiara e necessaria
La serata ha avuto il merito di riportare al centro una figura di grande rilievo per la città di Trani come Giovanni Bovio, restituendone non solo la memoria storica, ma soprattutto la dimensione viva del pensiero.
L’introduzione dell’Avv. Alessandro Moscatelli ha tracciato con chiarezza il profilo umano e intellettuale di Bovio, offrendo al pubblico una chiave di accesso consapevole all’intero percorso artistico della serata.
La parola poetica: profondità e contemporaneità
Elemento centrale dell’evento sono stati i testi originali di Maria Giuseppina Pagnotta – “Sotto l’azzurro cielo”, “Donne da non amare”, “Forte e fragile” – capaci di coniugare tensione lirica e riflessione contemporanea.
Si tratta di scritture che non si limitano a evocare, ma interrogano: la figura femminile, la fragilità, la forza interiore emergono come nuclei tematici affrontati con autenticità e incisività.
A chiudere il percorso poetico, il testo “Salve o Trani” dello stesso Giovanni Bovio, restituito come momento di sintesi e appartenenza, in cui la dimensione individuale si apre a quella collettiva.
La musica: dialogo e costruzione espressiva
La componente musicale, affidata ai Solisti dell’Arcadia – Francesca Copertino (canto), Nunzio Monteriso (mandolino), Stefania Lomolino (violino) e Roberto Fasciano (pianoforte, compositore e maestro concertatore) – ha evitato ogni funzione meramente decorativa, ponendosi invece come vero elemento dialogante.
Accanto ai brani della tradizione napoletana (Silenzio cantatore, Reginella, Passione, Tu ca nun chiagne, ’O paese d’ ’o sole), i commenti musicali originali, appositamente composti per l’occasione, hanno costruito una trama espressiva coerente con i testi poetici, amplificandone il significato senza sovrapporsi.
Il risultato è stato un equilibrio raro: parola e musica non in alternanza, ma in relazione.
Un lavoro di squadra ad alto profilo
Uno degli aspetti più evidenti della serata è stata la qualità complessiva del lavoro artistico.
Ogni interprete ha contribuito con competenza e misura, senza mai cedere a protagonismi, ma inserendosi in una visione condivisa.
Questo ha permesso di raggiungere un livello espressivo elevato, percepito chiaramente dal pubblico attraverso un’attenzione costante e una partecipazione autentica.
Una direzione culturale: memoria e responsabilità
Al di là del valore artistico, l’evento ha sollevato una riflessione più ampia: il rapporto tra una città e il proprio patrimonio culturale.
La figura di Giovanni Bovio, la cui casa natale è ancora oggi presente a Trani, rappresenta un punto di riferimento identitario che meriterebbe una valorizzazione strutturata, anche in prospettiva di un futuro museo civico.
In questo senso, “Bovio fra Trani e Napoli” non è stato soltanto uno spettacolo, ma un segnale: la cultura, quando è pensata e costruita con rigore, può ancora essere uno strumento di consapevolezza collettiva.
Serate come questa dimostrano che esiste ancora uno spazio per una proposta culturale che non si limiti a “funzionare”, ma che ambisca a lasciare un segno.
E quando questo accade, il pubblico risponde. Non solo con l’applauso, ma con la presenza, l’ascolto e la partecipazione.



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